L’inverno non arriva per caso: nonostante il suo freddo gelido il gelo è cruciale per la natura

Molti lo considerano solo un fastidio grigio e scomodo, ma il freddo pungente dell’inverno è in realtà un meccanismo biologico indispensabile per la nostra agricoltura e la biodiversità. Contrariamente a quanto si possa pensare, la vera minaccia per i raccolti del 2026 non è un gelo eccezionale, ma la sua progressiva scomparsa. Questa stagione di riposo apparente è un ingranaggio vitale che, se si inceppa, rischia di compromettere la fertilità della terra e l’equilibrio naturale. Scopriamo perché il respiro gelido della terra è così cruciale.

Il riposo apparente: perché il freddo è un motore per la vita

«Ogni anno guardo il termometro con più ansia. Non temo il gelo, temo la sua assenza. Le mie mele hanno bisogno di questo sonno profondo per darmi i frutti migliori». A parlare è Marco Galli, 58 anni, frutticoltore in Val di Non, che riassume la preoccupazione di un intero settore. Quello che Marco descrive è un processo biologico fondamentale noto come “vernalizzazione”, ovvero il bisogno fisiologico delle piante di accumulare un certo numero di ore di freddo per poter fiorire e fruttificare correttamente in primavera.

Questo silenzio bianco della natura è in realtà una fase di intensa programmazione cellulare. Il Dott. Matteo Rossi, agroclimatologo del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura), spiega che la produttività di molte colture dipende sia dall’intensità che dalla durata delle basse temperature. Un esempio classico è il melo: per garantire una fioritura abbondante e sana, necessita di circa 1.000 ore con temperature inferiori a 7,2 °C. Senza questo periodo di freddo, l’orologio biologico della pianta non si attiva.

La mancanza di un inverno sufficientemente rigido può avere conseguenze disastrose. Lo abbiamo visto di recente in Emilia-Romagna con alcune varietà di albicocche: un inverno troppo mite ha portato a fioriture scarse e irregolari, lasciando gli alberi quasi sterili e compromettendo gran parte del raccolto. Il custode del freddo, venendo meno, ha tradito le aspettative della primavera.

Un pesticida naturale e gratuito che stiamo perdendo

Il gelo non è solo un interruttore per la fioritura, ma anche il più efficace e selettivo pesticida che la natura ci offra. Le ondate di freddo intenso svolgono un ruolo cruciale nel regolare le popolazioni di insetti e parassiti. Afidi, larve di zanzara e altri infestanti vengono decimati da un inverno con temperature costantemente sotto lo zero, limitando la loro diffusione nella stagione successiva.

Un esempio che tocca da vicino l’Italia è la processionaria del pino. Le sue larve, estremamente dannose per le pinete e pericolose per uomini e animali, subiscono un drastico calo di sopravvivenza quando l’inverno è particolarmente rigido. Un altro nemico pubblico, la vespa velutina (o calabrone asiatico), che minaccia le nostre api, è vulnerabile durante l’ibernazione delle sue regine: un freddo persistente può impedirne la proliferazione.

La Prof.ssa Elena Bianchi, ecologa presso l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), sottolinea un altro aspetto. «Il freddo protegge anche gli insetti utili». Le coccinelle, ad esempio, vanno in letargo per superare la stagione fredda, rallentando il loro metabolismo. Un inverno troppo mite può risvegliarle prematuramente. Quando escono dal loro torpore, non trovano cibo disponibile e rischiano di morire di stenti, privandoci di un prezioso alleato nella lotta biologica in primavera.

L’equilibrio fragile tra letargo e sopravvivenza

Il grande sonno della natura non è un’esclusiva degli insetti. Molti animali, dai piccoli mammiferi ai rettili, si affidano a questo periodo di letargo per sopravvivere. Questo processo è finemente regolato da stimoli esterni, principalmente la temperatura e la durata della luce diurna. Un inverno che non riesce a essere veramente tale crea confusione biologica.

Animali che si risvegliano troppo presto dal letargo si trovano ad affrontare un ambiente ostile, con scarse risorse alimentari e un clima ancora instabile. Questo dispendio energetico non previsto può indebolirli, rendendoli più vulnerabili ai predatori e alle malattie, e può compromettere il loro successo riproduttivo. La stagione dell’attesa si trasforma così in una trappola mortale.

L’addio agli inverni di una volta: cosa dicono i dati per l’Italia

Il cambiamento climatico sta alterando in modo tangibile il volto delle nostre stagioni. Secondo i climatologi italiani, le ondate di freddo intenso, come il famoso “Burian” che ha imbiancato gran parte d’Italia nel febbraio 2018, stanno diventando eventi sempre più rari e meno duraturi. Sebbene un singolo episodio freddo possa ancora verificarsi, è la tendenza generale a preoccupare.

Le proiezioni sono allarmanti. Nella Pianura Padana, una delle aree agricole più importanti d’Europa, si contano oggi in media circa 45 giorni di gelo all’anno. Secondo gli ultimi studi del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), questo numero è destinato a diminuire drasticamente, con una perdita stimata di quasi 20 giorni entro il 2050. Questo significa che l’inverno avrà meno forza per svolgere le sue funzioni ecologiche essenziali.

Le conseguenze di questa riduzione dei giorni di gelo si estenderanno ben oltre la frutticoltura. Potremmo assistere a un aumento delle popolazioni di parassiti, a una maggiore pressione sulle specie che dipendono dal letargo e a un’alterazione generale dei cicli naturali che per millenni hanno scandito la vita nei nostri ecosistemi. Il periodo glaciale, un tempo garante di equilibrio, si sta indebolendo.

Perché alcune piante da frutto hanno bisogno del freddo per fiorire?

Questo processo, chiamato “vernalizzazione”, è come un interruttore di sicurezza biologico. Le piante accumulano “ore di freddo” per “sapere” che l’inverno è passato e che possono fiorire in sicurezza senza rischiare che una gelata tardiva distrugga i fiori. Se l’inverno non è abbastanza freddo, l’interruttore non scatta, portando a fioriture deboli, irregolari o del tutto assenti.

Un inverno mite significa automaticamente più insetti fastidiosi in estate?

In linea di massima, sì. Il gelo invernale agisce come un potente controllo naturale sulle popolazioni di molti insetti, uccidendo uova, larve o adulti svernanti. Un inverno più mite permette a una percentuale maggiore di questi insetti, come zanzare e afidi, di sopravvivere e di iniziare la stagione riproduttiva in numero molto più elevato, portando a infestazioni più intense durante la primavera e l’estate.

Cosa possiamo fare per aiutare la natura durante gli inverni più caldi?

Nel nostro piccolo, possiamo creare “zone rifugio” per gli insetti utili come le coccinelle, lasciando cumuli di foglie secche o installando piccole “casette per insetti” in giardino. Per l’agricoltura, la ricerca si sta concentrando sulla selezione di varietà di piante da frutto con un fabbisogno di freddo inferiore, in grado di adattarsi meglio ai nuovi scenari climatici e a un inverno meno rigido.

La neve ha la stessa funzione del gelo per le piante?

No, svolgono ruoli diversi ma complementari. Il gelo profondo penetra nel terreno e controlla i parassiti. La neve, invece, agisce come una coperta isolante. Un abbondante manto nevoso protegge le radici delle piante dalle temperature estreme del gelo, mantenendo una temperatura più stabile nel suolo e preservando l’umidità, che verrà rilasciata lentamente durante il disgelo primaverile.

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