La celebre doppia elica del DNA, simbolo della biologia moderna svelato al mondo nel 1953, non è nata dal nulla. Dietro questa immagine iconica si nasconde una storia molto più lunga e complessa. Ma la vera, fondamentale scoperta scientifica che ha reso tutto possibile risale a quasi un secolo prima, nata in un modo decisamente poco affascinante: da bende ospedaliere sporche di pus. Come ha fatto uno scienziato svizzero quasi sconosciuto a gettare le basi della genetica moderna, e perché la storia ha rischiato di dimenticarlo per sempre?
Il pioniere dimenticato e la sua strana fonte di ricerca
«Leggere di come Miescher ha fatto quella scoperta scientifica mi dà una carica incredibile», racconta Giulia Conti, 22 anni, studentessa di biotecnologie all’Università di Milano. «Ha lavorato con mezzi impensabili oggi, spinto solo dalla pura curiosità. È la prova che le grandi intuizioni, i veri lampi di genio, non sempre hanno bisogno di laboratori scintillanti, ma di una mente brillante».
La mente in questione è quella di Friedrich Miescher, un biochimico svizzero nato a Basilea nel 1844. Cresciuto in una famiglia di medici, la sua strada sembrava segnata. Tuttavia, un’infezione di tifo contratta da bambino gli causò una parziale sordità, facendogli dubitare delle sue capacità di diventare un buon medico. Questa difficoltà lo spinse verso la ricerca pura, un campo dove l’ascolto non era fondamentale.
Un laboratorio improvvisato
Nel 1868, Miescher si trasferì a Tubinga, in Germania, per lavorare nel laboratorio di Felix Hoppe-Seyler, uno dei padri della biochimica. Lì, nel 1869, iniziò a studiare i globuli bianchi, componenti chiave del sistema immunitario. La sua fonte di materiale era tanto abbondante quanto macabra: le bende chirurgiche usate, raccolte da un vicino ospedale. In un’epoca senza antisettici diffusi, le infezioni erano comuni e il pus, ricco di globuli bianchi, era facilmente reperibile. Fu proprio analizzando queste cellule che si imbatté in una sostanza sconosciuta.
Questo composto, isolato dal nucleo delle cellule, aveva proprietà chimiche diverse da qualsiasi proteina conosciuta. Miescher lo chiamò “nucleina”. Senza saperlo, aveva appena compiuto una scoperta scientifica epocale: aveva isolato per la prima volta l’acido nucleico, il componente fondamentale del DNA. Questa intuizione che ha cambiato tutto rimase però confinata nei suoi appunti per anni.
Dalla “nucleina” alla doppia elica: 80 anni di attesa
La scoperta di Miescher fu una vera e propria rivoluzione silenziosa. All’epoca, la comunità scientifica era concentrata sulle proteine, considerate le molecole depositarie dell’informazione ereditaria. L’idea che una sostanza acida e apparentemente semplice come la nucleina potesse avere un ruolo così cruciale era troppo audace, quasi impensabile. Il suo lavoro era in anticipo di decenni.
Mancava il contesto teorico per comprendere la portata di quel progresso. Le leggi sull’ereditarietà di Mendel erano state appena riscoperte e la biologia molecolare, come la conosciamo oggi, non esisteva. La sua ricerca, pur essendo una pietra miliare, cadde in un limbo, citata da pochi e compresa da ancora meno. È stato un disvelamento di un segreto che nessuno era ancora pronto ad ascoltare.
L’eroina dimenticata: il contributo di Rosalind Franklin
Il filo della storia ci porta quasi un secolo dopo, negli anni ’50, al King’s College di Londra. Qui, la chimica e cristallografa britannica Rosalind Franklin stava conducendo una ricerca pionieristica. Utilizzando la diffrazione a raggi X, riuscì a ottenere un’immagine straordinariamente chiara di una molecola di DNA, la famosa “Fotografia 51”.
Questa immagine fu una svolta cruciale. Mostrava in modo inequivocabile la struttura a elica della molecola. Secondo storici della scienza come il Professor Marco Bianchi de La Sapienza di Roma, questa immagine è stata la chiave di volta che ha permesso a James Watson e Francis Crick di costruire il loro celebre modello a doppia elica nel 1953. Questa scoperta scientifica non sarebbe stata possibile senza il suo lavoro.
La storia, però, le ha riservato un trattamento ingiusto. Per decenni, si è creduto che Watson e Crick avessero usato i suoi dati a sua insaputa. Ricerche più recenti, come quelle pubblicate sulla rivista *Nature*, suggeriscono che Franklin potrebbe aver condiviso le sue intuizioni, ma non le fu mai dato il giusto credito. Morì nel 1958, e il Premio Nobel del 1962 per questa scoperta scientifica fu assegnato a Watson, Crick e al suo collega Maurice Wilkins, escludendola completamente.
L’eredità di una scoperta scientifica e le prospettive per il 2026
Oggi, l’acido nucleico è riconosciuto come una delle quattro principali biomolecole della vita, insieme a lipidi, carboidrati e proteine. L’analisi del DNA è alla base della medicina moderna, della criminologia e di innumerevoli altre discipline. Ogni progresso, dalla terapia genica alla tecnologia CRISPR, affonda le sue radici in quella prima, fondamentale osservazione fatta da Miescher tra le mura di un laboratorio tedesco.
Entro il 2026, si prevede che le applicazioni della genomica in Italia, supportate da centri di eccellenza come il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), faranno ulteriori passi da gigante. Le medicine personalizzate, basate sul profilo genetico individuale, diventeranno sempre più una realtà clinica. Questa incredibile innovazione è il frutto di una catena di scoperte, un’indagine iniziata con un’intuizione rivoluzionaria più di 150 anni fa.
La storia della scoperta del DNA è un potente promemoria che il progresso scientifico non è quasi mai opera di un singolo genio, ma un edificio costruito mattone dopo mattone da molti ricercatori. È un racconto di perseveranza, di intuizioni geniali e, purtroppo, anche di meriti non riconosciuti. Un’avventura intellettuale che, partendo da bende sporche, ci ha svelato il codice segreto della vita stessa.
Chi ha scoperto veramente il DNA?
La risposta è complessa. Friedrich Miescher fu il primo a isolare l’acido nucleico (che chiamò nucleina) nel 1869, compiendo la prima, fondamentale scoperta scientifica. Rosalind Franklin fornì la prova fotografica cruciale della sua struttura a elica. James Watson e Francis Crick furono i primi a proporre il modello corretto della doppia elica nel 1953, sintetizzando il lavoro di tutti i loro predecessori.
Qual è stato il ruolo esatto di Rosalind Franklin?
Rosalind Franklin, attraverso la sua famosa “Fotografia 51”, ha fornito la prova sperimentale decisiva che il DNA aveva una struttura elicoidale. Questa immagine è stata essenziale per Watson e Crick per risolvere l’enigma della struttura molecolare. Il suo contributo, per lungo tempo sottovalutato, è oggi considerato un pilastro fondamentale di questa storica scoperta scientifica.
Perché la scoperta di Miescher fu ignorata per così tanto tempo?
La sua scoperta scientifica del 1869 era troppo in anticipo sui tempi. All’epoca, la comunità scientifica credeva che le proteine, e non un acido apparentemente semplice, fossero le depositarie delle informazioni genetiche. Mancava il quadro teorico per comprendere l’importanza della “nucleina”. Ci sono voluti quasi 80 anni perché il mondo della scienza fosse pronto a cogliere la portata di quel primo, cruciale esperimento.









