Alberi che sentono arrivare un’eclissi solare? Gli scienziati smontano lo studio molto discusso

Uno studio scientifico ha suggerito che gli abeti rossi delle Dolomiti potessero prevedere un’eclissi solare con 14 ore di anticipo, ma questa affascinante teoria è stata smontata da altri ricercatori. La vera causa dietro l’insolita attività elettrica degli alberi non era una premonizione cosmica, bensì un evento meteorologico molto più comune. Come è possibile che un temporale sia stato confuso con la capacità degli alberi di “sentire” un fenomeno astronomico? Esploriamo insieme la scienza dietro a questa controversa scoperta.

Il respiro della foresta prima del grande blackout cosmico

Immaginate una foresta silenziosa sulle Dolomiti. Il 25 ottobre 2022, mentre un’eclissi solare parziale si avvicinava, alcuni ricercatori hanno registrato un evento straordinario: un’improvvisa e sincronizzata impennata di attività bioelettrica in un gruppo di abeti rossi. Questo picco è avvenuto ben 14 ore prima che l’ombra della Luna sfiorasse la Terra.

Marco Rossi, 45 anni, ingegnere forestale di Trento, ricorda l’impatto della notizia. “Quando ho letto lo studio, sono rimasto sbalordito. L’idea che gli alberi potessero ‘sentire’ un evento come l’eclissi solare sembrava uscita da un film di fantascienza, ma ha acceso una scintilla di meraviglia in me.” Questa reazione era comune: l’articolo suggeriva una forma di comunicazione vegetale avanzata, quasi una coscienza collettiva della foresta di fronte allo spettacolo celeste dell’oscuramento.

La teoria della memoria arborea e della comunicazione

Secondo la pubblicazione originale, firmata da Chiolerio e colleghi, gli alberi si stavano preparando attivamente all’imminente oscuramento del Sole. L’ipotesi era audace: gli esemplari più anziani, che mostravano segnali elettrici più forti, stavano “avvisando” i più giovani, basandosi su una presunta memoria di precedenti eventi celesti.

Questa idea dipingeva la foresta come un superorganismo, capace di anticipare un evento astronomico e coordinare una risposta collettiva. Il concetto di una “Wood Wide Web” bioelettrica ha catturato l’immaginazione del pubblico, suggerendo che le piante potessero percepire l’arrivo del sipario lunare sul Sole molto prima degli esseri umani.

I sensori che hanno acceso il dibattito

Per giungere a queste conclusioni, il team di ricerca aveva disseminato sensori a bassa potenza tra gli abeti rossi del parco di Paneveggio, in Trentino. I dati raccolti sembravano inequivocabili: l’attività elettrica degli alberi si era armonizzata prima e durante l’eclissi solare, un comportamento mai osservato prima in relazione a un simile fenomeno.

L’entusiasmo iniziale, tuttavia, ha presto lasciato il posto a un sano scetticismo scientifico. Poteva un evento così fugace come un’eclissi solare parziale innescare una reazione così complessa e anticipata? La risposta, secondo un altro gruppo di scienziati, era decisamente no.

La doccia fredda della scienza: una spiegazione molto più terrena

Un team di ricercatori israeliani, guidato dall’ecologo evoluzionista Ariel Novoplansky, ha riesaminato le prove e ha proposto una spiegazione radicalmente diversa e molto meno poetica. Non era l’imminente abbraccio celeste a far “parlare” gli alberi, ma qualcosa di molto più concreto: un temporale locale.

Analizzando i dati meteorologici della zona, hanno scoperto che la sincronizzazione dell’attività elettrica coincideva perfettamente con un ammasso di fulmini caduti vicino al sito di studio. La realtà, quindi, era decisamente meno affascinante del previsto, ma scientificamente molto più solida. Questo ha trasformato una scoperta rivoluzionaria in un caso emblematico di come la pseudoscienza possa infiltrarsi nella ricerca.

Perché l’ipotesi del ‘ricordo’ degli alberi non regge

I ricercatori israeliani hanno smontato pezzo per pezzo la teoria originale. Innanzitutto, l’idea che gli alberi più vecchi potessero “ricordare” una precedente eclissi solare per prevederne una nuova è insostenibile. Ogni danza cosmica di questo tipo è unica per traiettoria, magnitudine e durata.

Anche se un albero potesse conservare memoria di un evento avvenuto 18 anni prima (la durata del ciclo di Saros a cui apparteneva l’eclissi del 2022), quell’informazione sarebbe inutile per anticipare il passaggio della Luna successivo. Inoltre, i segnali gravitazionali associati a un’eclissi solare sono debolissimi, paragonabili a quelli di una luna nuova, e non abbastanza forti da innescare una reazione biologica.

Un campione troppo piccolo per una teoria così grande

Un altro punto debole dello studio originale era la dimensione esigua del campione. Le misurazioni sono state effettuate solo su tre alberi vivi e cinque ceppi morti. Basare una teoria così rivoluzionaria, che ipotizza memoria e comunicazione collettiva, su un numero così limitato di esemplari è scientificamente azzardato.

Come sottolineato da Novoplansky, sebbene l’attività elettrica negli alberi sia un fenomeno reale e un campo di studio promettente, attribuire a queste variazioni concetti come memoria o anticipazione, osservate persino in tronchi morti, richiede salti logici non supportati da alcuna prova concreta.

Un evento celeste troppo debole per impressionare una foresta

Infine, l’evento stesso non era abbastanza significativo da giustificare una reazione preparatoria. L’eclissi solare del 2022 ha ridotto la luce solare solo del 10% e per appena due ore. Durante quel periodo, la quantità di luce era comunque il doppio di quella che gli alberi potevano effettivamente utilizzare per la fotosintesi.

Le normali fluttuazioni dovute alle nuvole possono causare variazioni di luce ben più drastiche senza scatenare reazioni simili. Le piante, infatti, si preparano a eventi futuri solo quando questi rappresentano una minaccia reale. Un breve e leggero calo di luce, questo velo notturno in pieno giorno, non rientrava in questa categoria.

Fenomeno OsservatoInterpretazione Originale (Studio Chiolerio)Spiegazione Scientifica (Studio Novoplansky)
Aumento attività elettricaAnticipazione dell’eclissi solareReazione a un temporale locale con fulmini
Sincronizzazione tra alberiComunicazione collettiva per prepararsi all’eventoImpatto simultaneo di un fattore ambientale (il temporale)
Ruolo degli alberi anzianiMemoria di precedenti eclissi e trasmissione di informazioniNessuna correlazione valida, campione troppo piccolo

Il fascino della pseudoscienza e il vero miracolo delle foreste

La vicenda dimostra quanto sia facile lasciarsi sedurre da narrazioni suggestive, soprattutto quando toccano il mondo misterioso della natura. “Questo articolo simboleggia l’intrusione della pseudoscienza nel cuore della ricerca biologica”, ha dichiarato Novoplansky, criticando la scelta di ignorare spiegazioni semplici a favore di idee più affascinanti ma infondate.

La storia degli alberi che prevedono il momento in cui il giorno si fa notte è un monito per i media e il pubblico a non cadere in racconti sensazionalistici privi di solide basi scientifiche. Il vero miracolo non risiede in presunte capacità precognitive, ma nella complessa e reale biologia delle foreste.

La vera meraviglia è già sotto i nostri occhi

Non abbiamo bisogno di inventare storie su alberi che prevedono un’eclissi solare per meravigliarci. Le foreste sono ecosistemi incredibilmente complessi, le cui dinamiche e capacità di comunicazione, sebbene diverse da come le immaginiamo, sono oggetto di studi seri e continui.

La foresta è già abbastanza meravigliosa senza bisogno di aggiungere finzioni su reazioni anticipatorie o comunicazioni cosmiche. Il vero spettacolo è la biologia, non la pseudoscienza. Questa vicenda ci insegna a guardare alla natura con occhi critici e curiosi, pronti ad accettare la realtà per quanto complessa e, a volte, meno poetica di quanto vorremmo.

Gli alberi possono davvero comunicare tra loro?

Sì, ma non come immaginiamo. Gli alberi comunicano principalmente attraverso reti sotterranee di funghi (reti micorriziche) e segnali chimici rilasciati nell’aria. Questi segnali possono avvisare altri alberi di pericoli come attacchi di insetti o siccità, ma non servono a prevedere eventi astronomici come un’eclissi solare.

Qual era la spiegazione alternativa all’attività elettrica degli alberi durante l’eclissi?

La spiegazione scientificamente più plausibile è stata un temporale locale. Un’analisi dei dati meteorologici ha rivelato che una serie di fulmini si è verificata nelle vicinanze della foresta studiata, in concomitanza con l’aumento dell’attività bioelettrica registrata negli alberi. I fulmini possono influenzare il campo elettrico ambientale e quindi l’attività elettrica delle piante.

Perché lo studio originale sull’eclissi solare è stato considerato pseudoscienza?

È stato criticato come pseudoscientifico perché ha ignorato spiegazioni più semplici e ben documentate (come il temporale) a favore di un’ipotesi più sensazionale ma non supportata da prove solide. Altri fattori critici includevano un campione di studio estremamente piccolo (solo tre alberi vivi) e conclusioni che richiedevano salti logici non giustificati dai dati.

Un’eclissi solare ha un impatto reale sulle piante?

Sì, ma l’impatto è generalmente temporaneo e legato ai cambiamenti di luce e temperatura. Durante un’eclissi totale, il calo di luce e temperatura può indurre alcune piante a comportarsi come se fosse il crepuscolo, ad esempio chiudendo foglie o fiori. Tuttavia, si tratta di una reazione diretta allo stimolo ambientale, non di una preparazione anticipata.

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