In Giappone esiste un modo di camminare che permette di ridurre drasticamente la fatica e lo stress sulle articolazioni, un segreto che affonda le radici nella loro cultura millenaria. Ma contrariamente a quanto si possa pensare, la chiave non risiede nella famosa andatura con le punte dei piedi rivolte verso l’interno, spesso associata a un’estetica “kawaii”. La vera tecnica è un’altra, molto più antica e legata all’efficienza biomeccanica dei samurai. Scopriamo insieme come una semplice modifica al nostro modo di muoverci, ispirata alla saggezza del paese del Sol Levante, potrebbe rivoluzionare le nostre passeggiate nel 2026.
Il falso mito della camminata “a papera”
Chiara Rossi, 34 anni, designer di Milano, racconta: “Dopo il mio viaggio a Tokyo nel 2025, ero affascinata dalla loro camminata. Molte donne avevano un’andatura particolare, con i piedi convergenti. Sembrava quasi innaturale, eppure non sembravano mai stanche, nemmeno dopo ore nel caos di Shibuya.”
L’andatura a cui si riferisce Chiara è conosciuta in Giappone come “uchimata” e consiste nel camminare con le punte dei piedi rivolte verso l’interno. Sebbene sia molto diffusa, soprattutto tra le giovani donne, le sue origini non sono legate a un principio di efficienza energetica, ma a fattori culturali e storici profondamente radicati nella società nipponica.
L’influenza della postura tradizionale: il “seiza”
Una delle cause principali di questa postura risale al “seiza”, il modo tradizionale di sedersi in ginocchio sui talloni. Questa posizione, mantenuta per lunghi periodi durante le cerimonie del tè o in contesti formali, esercita una pressione specifica sulle articolazioni di ginocchia e caviglie. Secondo diversi studi ortopedici condotti nell’arcipelago nipponico, questa abitudine, se adottata fin dall’infanzia, può influenzare la rotazione interna delle tibie, favorendo l’andatura uchimata.
L’eredità del kimono
Un altro fattore determinante è l’abbigliamento tradizionale. Il kimono, con la sua struttura avvolgente e stretta nella parte inferiore, limita l’ampiezza del passo. Per muoversi con grazia ed evitare di inciampare nel tessuto, era naturale e più comodo adottare passi corti e con le punte dei piedi leggermente rivolte all’interno. Questa necessità pratica si è trasformata nel tempo in un canone estetico, un tratto distintivo della grazia femminile nel Giappone antico.
Questa abitudine motoria, nata per necessità, si è impressa nell’immaginario collettivo della cultura del Giappone, diventando un gesto quasi inconscio per molte persone.
La vera camminata efficiente: il “Namba Aruki”, l’arte dei samurai
Il vero segreto per camminare senza affaticarsi, tramandato dalla terra dei samurai, è una tecnica completamente diversa: il “Namba Aruki”. Questo stile di deambulazione era utilizzato dai guerrieri del Giappone feudale e dai messaggeri che dovevano percorrere enormi distanze in poco tempo, preservando al massimo le energie.
Il principio è sorprendentemente controintuitivo per noi occidentali. Invece di muovere il braccio opposto alla gamba che avanza (braccio destro con gamba sinistra), il Namba Aruki prevede di avanzare braccio e gamba dello stesso lato contemporaneamente. Questo annulla quasi completamente la torsione del busto, che è una delle principali fonti di dispendio energetico nella nostra camminata.
Come funziona a livello biomeccanico?
Eliminando la torsione del tronco, il baricentro del corpo rimane molto più stabile. Il movimento diventa un avanzamento lineare, quasi uno “scivolamento”, in cui l’energia è usata solo per spingere in avanti e non per stabilizzare il corpo ad ogni passo. Le anche e la colonna vertebrale sono sottoposte a uno stress molto minore, riducendo il rischio di dolori lombari e affaticamento articolare. È la massima espressione dell’efficienza, un concetto cardine nella cultura del Giappone.
Adottare i principi del Namba Aruki nel 2026
Non è necessario trasformarsi in un samurai per le strade di Roma o Firenze per beneficiare di questa antica sapienza del Giappone. L’idea è integrare i suoi principi nella nostra quotidianità. Si può iniziare concentrandosi su tre aspetti chiave: ridurre l’ampiezza del passo, minimizzare il movimento oscillatorio delle braccia e mantenere il busto più stabile possibile, come se fosse un unico blocco che avanza.
Iniziare a praticarlo per brevi tratti, magari durante la pausa pranzo o nel tragitto verso la fermata della metro, può già fare una grande differenza. L’obiettivo per il 2026 è rendere la camminata un atto più consapevole e meno dispendioso, ispirandosi alla filosofia dell’arcipelago nipponico.
I benefici per la salute secondo gli esperti italiani
Anche se è una tecnica nata nel lontano Giappone, i suoi principi stanno attirando l’attenzione di fisioterapisti e posturologi in Italia. Il Dott. Marco De Luca, fisioterapista di Bologna, spiega: “La riduzione della torsione del bacino e della colonna è un toccasana per chi soffre di mal di schiena cronico. Meno rotazione significa meno stress sui dischi intervertebrali e sui muscoli paravertebrali.”
I benefici non si fermano qui. Mantenere il corpo più allineato e stabile durante la marcia migliora l’equilibrio, soprattutto per le persone anziane, e riduce il carico sulle ginocchia, un vantaggio non da poco per chi cammina a lungo su superfici dure come l’asfalto delle nostre città. Questa eredità del Giappone potrebbe diventare uno strumento di benessere accessibile a tutti.
La camminata giapponese è adatta a tutti?
Sì, i principi del Namba Aruki possono essere adattati da chiunque. L’importante è iniziare gradualmente, ascoltando il proprio corpo. Non si tratta di stravolgere il proprio modo di camminare da un giorno all’altro, ma di integrare piccoli aggiustamenti per renderlo più efficiente e meno stressante per le articolazioni. È un approccio che si sposa perfettamente con la ricerca di un benessere sostenibile, un tema centrale nel 2026.
Quanto tempo ci vuole per imparare questa tecnica?
La consapevolezza del movimento è il primo passo. Già dopo poche settimane di pratica cosciente, si possono notare i primi benefici in termini di minore affaticamento. Per rendere il movimento completamente naturale e inconscio, come per qualsiasi nuova abilità motoria, possono essere necessari alcuni mesi. La costanza è la chiave, come in molte discipline che arrivano dal Giappone.
Posso praticarla con le mie scarpe normali?
Assolutamente sì. Non è necessario alcun equipaggiamento speciale. Anzi, praticare con le scarpe di tutti i giorni aiuta a integrare questa nuova abitudine nella propria routine quotidiana. L’ideale sono calzature comode e con una suola flessibile, che permettano al piede di muoversi in modo naturale. La filosofia di questa tecnica del Giappone è la semplicità e l’efficienza, senza bisogno di accessori.









